Il mare unisce. La terra non divida

E se invece che stivale fosse braccio allungato verso sud? E se, anziché tacco e punta, Puglia e Calabria fossero il palmo aperto di quel braccio, una mano tesa che accoglie, che mette in salvo, che consola? E se la Sicilia fosse un fazzoletto da sventolare per indicare la rotta, per dire “ehi gente noi siamo qui”?

Basterebbe fermarsi a pensare davanti a una carta geografica, provare a cambiare prospettiva. Un esercizio, un augurio, una possibilità per riconoscersi approdo e non barriera, salvezza e non fortino, inizio della terraferma e non fine di ogni speranza.

Sarebbe un’altra Italia, una nuova Italia o forse la più antica che sia mai esistita. Quella che accolse Enea esule e in cui l’ospite fu sacro perché mandato dagli dei prima e dal Dio dell’Antico Testamento poi.

Una rivoluzione culturale, una vocazione da assecondare, un ponte da gettare: quante cose una penisola può essere. Tre lati bagnata dal mare, uno solo attaccato al continente.

Basterebbe questo a definirci sponda, approdo, porto. E invece per secoli abbiamo cercato ad ogni costo di diventare barriera, fortezza, confine, per convincerci di essere inespugnabili, per illuderci di essere altro.

Siamo figli del Mediterraneo che ci ospita, siamo fratelli di mare con popoli vicini che mai come oggi ci sembrano lontani. Marocco, Libia, Algeria, Tunisia, Egitto odorano di mare proprio come noi, respirano la stessa aria, mangiano gli stessi frutti.

Certo, preghiamo un Dio diverso, parliamo lingue diverse, abbiamo storie diverse. Ma questa è tutta ricchezza, è linfa vitale. È ciò che fa muovere le onde, che spinge all’incontro, che ci obbliga a riconoscerci famiglia.

Siamo nati per parlarci, per stringere patti, per scambiare ricchezze. Abbiamo lasciato il Mare Nostrum in mano a trafficanti senza scrupoli che ne hanno fatto un cimitero per migliaia di migranti in fuga da guerre e dittature.

Il Mediterraneo è un mare straziato, un mare in lutto. È un mare che piange i suoi figli che tentano di navigarlo in cerca di salvezza. In cerca di asilo.

Il mare da sempre ci unisce, la terra smetta di dividerci. Non siamo nati per questo!

  Donatella Parisi

Messaggio che il Centro Astalli ha condiviso per celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato 2013

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