Francesco Occhetta: Nella Costituzione la nostra libertà

Ogni anniversario importante permette di fare un bilancio e riflettere sul futuro e questo vale anche per la nostra Costituzione nel suo 70° anno di vita. Il testo definitivo, iniziato con i lavori della Costituente nel 1946, ed entrato in vigore il 1° gennaio 1948, ha accompagnato il Paese a unificarsi. Per la Costituzione italiana, l’«oggetto peculiare» − per dirla con le parole di Montesquieu − è «la persona umana» con i suoi diritti inviolabili e i suoi doveri inderogabili. È nella difesa e promozione della dignità umana che si trova il fine dell’Ordinamento. È sotto questa luce che va riletto il comma 3 dell’art. 10 sul diritto d’asilo: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Nei costituenti era ancora viva una memoria che portavano impressa nella loro carne, molti di loro erano stati rifugiati politici nel tempo del fascismo. L’articolo dunque è carico di umanità ed è tra i più aperti e inclusivi delle Costituzioni europee vigenti. Poi sono seguite le interpretazioni della giurisprudenza per dare significato all’ultima parte del comma “secondo le condizioni della legge”; è stato sancito il diritto all’asilo e lo status di rifugiato, fino a distinguere gli immigrati “politici” da quelli economici. Dai lavori della Costituente il diritto d’asilo dovrebbe essere riconosciuto non come strumento per ottenere lo status di rifugiato ma come la “condizione di tutela” per difendere i rifugiati. La vocazione solidarista e di apertura agli altri popoli è inscritta nella Costituzione, diceva La Pira. Sub lege libertas, la Costituzione rimane per tutti un raggio di sole. L’emergenza rifugiati, la crisi dell’euro, gli attacchi terroristici, i dubbi britannici, l’emergere di movimenti nazionalisti xenofobi ci portano a interrogarci. Ma non dobbiamo farci intimidire. C’è da compiere un passo in più. Deciso. È quello che ricorda Jacques Delors: “La chiave del successo risiede in più Europa, nella quale ognuno di noi troverà ragioni di speranza per un’azione efficace. O ci salviamo tutti insieme o andremo alla deriva”. Altrimenti quello che si dimentica, diceva Primo Levi, potrebbe ritornare.

Francesco Occhetta

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