Il luogo dove gli orizzonti si incontrano. La scuola di italiano del Centro Astalli

La cantante ebrea polacca Chava Alberstein in una sua famosa canzone scriveva: “Le parole sono tutto ciò che ho / sono la mia ricchezza, la mia forza, sono me stessa”.

La lingua ci appartiene, e noi le apparteniamo. Noi tutti abitiamo il mondo semantico che ci ha generato. Parlare una lingua è abitare la realtà attraverso un particolare sguardo sul mondo.

Noi ereditiamo parole, gesti, posture, originali espressioni idiomatiche, le assumiamo come un’eredità genetica che ci caratterizza e ci identifica nella diversità. Le nostre lingue sono profondamente pervase da caratteri identitari, sono il luogo dove custodiamo le storie dei nostri popoli, le storie dei nostri antenati, i valori e le intuizioni spirituali e sociali che fondano le nostre convivenze. Ci ricordano storie di conquiste, di compromessi, di influenze e di prossimità geografiche ed esistenziali.

La scuola di italiano del Centro Astalli non è quindi un luogo di sostituzione, ma di scambio. Ai nostri studenti non viene chiesto di abbandonare il proprio orizzonte identitario  per sostituirlo con un mondo estraneo e invadente, ma è piuttosto un luogo di integrazione, dove orizzonti diversi convergono e si arricchiscono reciprocamente. Un luogo dove la lingua diventa un ponte che unisce persone, progetti, diritti.

La scuola di italiano è una palestra dove attraverso la lingua si esercita l’arte del dialogo e del’accoglienza. Uno spazio aperto e plurale dove sperimentare un sano confronto con la diversità (etnica, religiosa, di genere, ecc), un’occasione di confronto e di amicizia.

Soltanto la parola può dare forma sensibile al nostro mondo interiore. Un mondo che non è soltanto fatto di bisogni e di urgenze.

Accompagnare il cammino di apprendimento della lingua dei nostri studenti rifugiati, ci chiede quella disponibilità che allarga gli orizzonti umani e culturali di chi accompagna, come di chi è accompagnato. Per questo chiediamo ai nostri volontari il coraggio di compromettersi, di scegliere, di porsi al fianco dei nostri studenti per percorrere insieme un tratto di strada verso il lungo cammino dell’integrazione.

Il volontario non è dunque “un barelliere della storia, non è una dama di carità, ma un cittadino solidale” (L.Fazzi, 1993) che realizza nel suo servizio una scelta chiara di impegno per la solidarietà e la giustizia.

La scuola di italiano del Centro Astalli è un luogo dove insegnando s’impara, uno spazio per sperimentare il dono reciproco dell’ospitalità.

Luigi Territo

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