Afghanistan paese sicuro?

Secondo i dati UNHCR, l’Afghanistan è il secondo Paese di origine dei rifugiati nel mondo. Con l’ascesa dello Stato Islamico in Afghanistan e il ritiro delle forze internazionali la situazione è sempre più critica. Sono ormai 198 su 399 i distretti interessati dagli scontri tra ribelli, talebani e Daesh. Nel 2015 le vittime civili sono salite del 4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 3.545 morti e 7.457 feriti. Tra questi, l’11% erano donne (+ 37% rispetto al 2014) e il 26% bambini (+ 26%). Gli sfollati all’interno del Paese, secondo le Nazioni Unite, hanno raggiunto la cifra record di 1,3 milioni: il loro numero cresce costantemente e le condizioni in cui vivono, specie in alcune province, sono proibitive (alla fine di ottobre almeno 20 bambini di famiglie sfollate sono morti per il freddo nel Jowzjan, provincia dell’Afghanistan settentrionale). L’Ufficio Europeo di Supporto per l’Asilo (EASO) alla fine di novembre 2016 ha pubblicato un report in cui si rilevano continui e intensi conflitti armati (il cui numero è stato il più alto mai registrato dal 2001), ma anche diffusi arresti arbitrari, detenzione illegale in condizioni disumane e uso di tortura, che non risparmia neppure i minorenni. A causa del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, molti investimenti stranieri sono venuti meno, peggiorando ulteriormente la già precaria situazione economica del Paese. Non sorprende dunque che nel 2015 l’Afghanistan abbia rappresentato, dopo la Siria, il secondo Paese di origine dei richiedenti asilo in Europa, con 213.000 domande di protezione presentate. I principali Paesi di destinazione sono stati la Germania e la Svezia. Molto numerosi erano i minori non accompagnati. La tendenza è confermata per il 2016: alla fine di settembre erano state presentate in Europa da cittadini afgani più di 153.000 domande di asilo.

All’inizio di ottobre l’Unione Europea, nell’incontro convocato per dar corso all’impegno di concedere all’Afghanistan un finanziamento per lo sviluppo di 3,7 miliardi di euro l’anno, ha stipulato con il governo afgano un accordo che prevede il rimpatrio, volontario o forzato, di tutti i cittadini afgani che non hanno base legale per restare in uno stato membro dell’Unione. L’accordo menziona anche la “possibilità di costituire un apposito terminal aeroportuale a Kabul per questo scopo” e l’attuazione di misure di sensibilizzazione verso la popolazione “sul pericolo della migrazione irregolare”. All’accordo quadro sono seguiti  i primi tre accordi bilaterali, stipulati da Germania, Svezia e Finlandia. In Germania nel 2015 hanno chiesto asilo 176.900 afgani, il doppio rispetto all’anno precedente. Meno della metà vedono accolta la domanda di protezione e si sta pianificando il rimpatrio di 100.000 persone a cui è stato negato l’asilo politico. I richiedenti asilo afgani in Svezia sono stati circa 42.000 e recentemente l’Ufficio delle Migrazioni Svedese ha sottolineato che non si può parlare di conflitto generalizzato nel Paese, ragione per cui 4 domande di asilo su 5 ricevono un diniego (il tasso di riconoscimento nel 2014 era del 60%). Nella prima metà del 2016 1.353 afgani sono stati rimpatriati (in tutto il 2015 ne erano stati rimpatriati 246) e si attendono molte altre espulsioni. Pochi giorni dopo l’accordo 300 insegnanti svedesi hanno pubblicato su un quotidiano una lettera di protesta per questa nuova politica del governo, chiedendo di fermare le espulsioni di giovani ormai ben inseriti nel sistema educativo, che rischiano di vedere infranta ogni speranza di futuro.

Chiara Peri

 

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