La Somalia e i nostri criteri di “notiziabilità”

 

300 morti e centinaia di feriti sono il tragico bilancio dell’attentato di Mogadiscio in Somalia.
Oggi siamo costretti a contare un numero impressionante di morti innocenti, che sembrano essere poco interessanti per i media italiani, presi e compresi nelle vicende politiche interne, sempre più aggrovigliati su se stessi, senza rendersi conto che il mondo è ben altra faccenda.

Contiamo i morti, mentre Papa Francesco, in visita alla Fao, chiede al mondo di impegnarsi ad eliminare la fame, causa principale delle migrazioni.
Parla di guerre, carestie condizioni climatiche avverse: mali che affliggono buona parte, la principale, dell’umanità. Quell’umanità che oggi ha il volto della Somalia, dei suoi abitanti, di un area, il Corno d’Africa, che da tanti, troppi anni, costringe milioni di uomini e donne alla fuga per evitare la morte, il terrorismo internazionale; quel medesimo terrorismo che colpisce l’Europa a cadenza ritmata.

Cambino rotta la politica internazionale e le politiche nazionali. Rigurgiti xenofobi e razzisti che sembrano colpire l’Europa sono il frutto di politiche sbagliate, di chiusure insensate. Paura e divisioni non portano crescita, benessere e tantomeno futuro.
Le ultime elezioni in Germania e le recentissime in Austria lanciano segnali che non possono lasciarci indifferenti. Democrazia e pace son minacciate dalla spregiudicatezza di propagande politiche che mirano al rapido e facile tornaconto elettorale, creando danni profondi nel tessuto sociale europeo.

Le Nazioni Unite e tutti i suoi organismi si impegnino sempre più nella costruzione di processi di pace duraturi, di mediazioni politiche responsabili, di una cooperazione allo sviluppo che metta al centro la persona umana e la sua dignità. Diritti umani e rispetto per l’ambiente siano le priorità per chiunque abbia responsabilità internazionali.

L’informazione, i media, la comunicazione pubblica in genere rivedano i cosiddetti criteri di notiziabilità.
Trecento morti devono scuotere le coscienze della società civile in qualunque parte del mondo si debbano contare.
Trecento morti sono lutto mondiale.
Combattiamo ogni giorno la battaglia quotidiana contro indifferenza e assuefazione al dolore degli altri.
Papa Francesco, in ricordo della sua visita alla Fao per la Giornata mondiale dell’alimentazione, ha lasciato in dono l’opera, dell’artista trentino Luigi Prevedel, raffigura Aylan, il piccolo profugo siriano annegato davanti alla spiaggia di Bodrum in Turchia nell’ottobre 2015 e divenuto un simbolo della tragedia delle migrazioni

Dopo di lui magliaia di altre vite sono finite nel fondo del mare o nel deserto tentando di mettersi in salvo. Celebrare con simboli, per quanto efficaci, perde di ogni significato se fare memoria non diventa responsabilità fattiva di un cambiamento radicale, se non si innescano processi irreversibili di pace e sviluppo sostenibile per l’umanità intera, nessuno escluso.

Donatella Parisi

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