LA LIBIA NON È UN PAESE SICURO

“In Libia non rispettano le persone, le uccidono come animali. Non se ne importano se esisti o meno. La Libia non va bene per nessun essere umano. Lì mi hanno stuprata, mi hanno picchiata. Sono stata in Libia quasi un anno in prigione, ho vissuto il dolore e la sofferenza della violenza. Avevo solo 18 anni. Ero malata, senza cibo, qualche volta ho pensato anche di uccidermi perché la vita era insopportabile, non era vita. Riportare le persone in Libia non è una cosa giusta, ma se vuoi augurare la morte a qualcuno allora è lì che devi mandarlo.”

Faith è una donna nigeriana, riuscita a fuggire dalla Libia, ora al sicuro in Italia, dove ha ottenuto lo status di rifugiata. Seguita dal Centro Astalli per l’assistenza legale, ha raccontato con molte difficoltà la sua storia di dolore e persecuzione. Purtroppo sono migliaia le persone nella medesima condizione, intrappolate in Libia in balìa di criminali privi di scrupoli e senza alcuna via di scampo.

Dallo scorso aprile è in atto un conflitto interno che ha mietuto centinaia di vittime e costretto gli stessi libici ad abbandonare le proprie case per cercare rifugio all’estero o in altre zone del paese: a oggi si contano oltre 340.000 profughi interni. C’è una presenza molto alta di stranieri: sono almeno 655.000 quelli registrati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, di cui più di 5.000 sono costretti in detenzione per il semplice fatto di non avere un permesso di soggiorno.

Il numero di quelli imprigionati nelle strutture informali gestite dalle milizie, che detengono il traffico di esseri umani, non è conosciuto, ma si teme possa essere di gran lunga superiore. I migranti, oltre al rischio della guerra, corrono anche quello della schiavitù e delle torture inflitte dai trafficanti.

Mesi di prigionia in con dizioni disumane, rapimenti, abusi, ricatti, sono alcuni degli orrori che molti dei migranti accolti e seguiti dagli operatori legali del Centro Astalli raccontano di aver subito una volta arrivati in Libia. Le persone assistite, infatti, riferiscono spesso che in Libia i migranti sono considerati “merce pregiata” e il prezzo della libertà può superare i 12 mila dollari.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in Libia sono registrati oltre 46mila richiedenti asilo e rifugiati, di cui più di 2.000 all’interno dei centri di detenzione governativi. Finché non ci sarà un’evacuazione per tutte le persone che si trovano lì o garanzie di arrivo in luoghi sicuri in maniera protetta, l’unica via di fuga resterà il mare.

Francesca Napoli

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