Covid-19: nuovee vecchie vulnerabilità

Diallo ha sempre fatto il barbiere, anche nel suo Paese, il Senegal. A Roma è ripartito da una macchinetta per tagliare i capelli agli amici fino al traguardo di un piccolo negozio in periferia, avviato con tanti sacrifici. Poi la casa in affitto per tutta la famiglia, per poter riabbracciare la moglie e i due figli. Poco dopo è arrivato un nuovo bimbo, nato qui circa 2 anni fa. Oggi a causa dell’emergenza sanitaria Diallo non ce la fa ad andare avanti. L’attività è chiusa da settimane, tutto si è fermato; gli affitti del negozio e della casa però continuano a dover essere pagati, come le bollette e le spese. Anche il budget per mangiare è diventato più oneroso ora che le scuole sono chiuse. I ragazzi hanno bisogno di dispositivi digitali e connessione per rimanere al passo con lo studio. E così Diallo che, seppur tra tante difficoltà, ce l’aveva fat-ta a mettersi in proprio, a riconquistare l’autonomia, a oc-cuparsi della famiglia oggi, schiacciato da questa situazione, è tornato a rivolgersi al Centro Astalli. Alimata è una mamma nigeriana, il marito l’ha lasciata un anno fa. Vive in una stanza in affitto con i figli di 8 e 3 anni. Faceva la cameriera ai piani in un albergo chiuso or-mai da tempo. Già prima la situazione era difficile, ma ora la vita è diventata insostenibile: da sola non ce la fa più, il lavoro non c’è, la scuola è chiusa, le spese sono troppe e gli interrogativi sul futuro ancora troppo incerti. Come loro, in queste settimane, tanti rifugiati, paralizzati dalla crisi, hanno bussato al Centro Astalli per chiedere aiuto. In questo tempo di emergenza sanitaria la solidarietà è l’unico antidoto. I servizi di prima necessità sono stati ripensati e riorganizzati secondo le direttive ma sono sem-pre rimasti aperti. A mensa tutti i giorni si distribuiscono sacchetti e generi alimentari e l’ambulatorio assicura la distribuzione di farmaci, kit igienici e di guanti e mascherine. Gli operatori continuano a lavorare contattando le persone al telefono per raccogliere e provare a dare una risposta concreta ai numerosi bisogni. Le conseguenze sociali ed economiche dell’epidemia iniziano a pesare e rischiano di emarginare i più vulnerabili, vanificando percorsi di inclusione sociale che hanno richiesto tempo, risorse e uno sforzo individuale per rimettersi in cammino dopo l’esperienza della migrazione forzata, in un contesto sconosciuto e talvolta persino respingente. La crisi ha colpito tutti indistintamente, accomunando nelle difficoltà tante famiglie italiane e straniere. La lezione più importante che il virus ci insegna è che siamo, come dice Papa Francesco, davvero tutti “sulla stessa barca” e che il benessere di ognuno passa necessariamente da quello della collettività.

Sara Tarantino

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