MALTA RESPINGE I MIGRANTI VERSO LA LIBIA

Ad aprile, cinque migranti sono stati trovati morti su una barca bloccata nella zona di ricerca e salvataggio di Malta, dopo che il governo maltese si era rifiutato di soccorrerli.

Altri sette risultavano dispersi. I 51 sopravvissuti sono stati riportati in Libia, trattenuti in condizioni spaventose. La ragione fornita dal governo maltese per chiudere i suoi porti ai migranti: la pandemia di Covid-19. Insieme ad altre ONG, il JRS Malta si è affrettato a condannare questa decisione “scioc-cante” e ha dichiarato in un comunicato stampa: “È inaccettabile che Malta sfrutti la pandemia di Covid-19 per ac-cantonare i suoi obblighi in materia di diritti umani e mettere in pericolo la vita di uomini, donne e bambini”. Eppure questo è esattamente ciò che Malta ha fatto, sebbene sia riuscita a contenere gli effetti della pande-mia mantenendo un tasso di diffusione inferiore alla media e, per fortuna, facendo registrare un numero estremamente basso di decessi: quattro, nel momento in cui si scrive. Il JRS Malta e altre ONG hanno dichiarato: “Temiamo che Malta stia sfruttando l’emergenza sanitaria per privare i migranti della loro dignità umana, nascondendo- si dietro la protezione della salute pubblica”. Il governo ha dichiarato che la situazione rimarrà tale solo per il periodo dell’emergenza. Ma questo non è motivo di conforto. La decisione di usare la pandemia come scusa è sin-tomatica di una tendenza più ampia e profonda che è estremamente preoccupante. Quella di considerare la Libia come un porto sicuro in cui far tornare i migranti, ma non è affatto così. Tutto ciò è diventato chiaro quando i media locali hanno denunciato che le forze armate impediscono a decine di imbarcazioni di migranti di entrare nella zona di ricerca e salvataggio maltese. Se i maltesi capissero davvero cosa succede ai migranti in Libia, allora que-sto approccio disumano sarebbe difficile da giustificare, visto che va contro le norme internazionali sui diritti umani e la decenza comune. Ci sono innu-merevoli rapporti di agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni non governative e giornalisti sulle orribili torture, estorsioni e forme di schiavitù subite dai migranti nei centri di detenzione ufficiali e non ufficiali in tutta la Libia. Si ritiene che circa 1500 migranti siano detenuti in tali centri – o almeno que-ste sono le informazioni in nostro pos-sesso. La cifra reale potrebbe essere molto più alta. Abbandonare i rifugiati per fare in modo che siano riportati in Libia significa accettare l’orribile trattamento che quasi certamente dovranno affrontare al loro ritorno. Lì, inoltre, non hanno realistiche possibilità di presentare domanda di asilo, motivo che ha spinto la maggior parte di loro a lasciare il pro-prio Paese. Il 27 aprile, la maggioranza degli eurodeputati della Commissione per le libertà civili ha chiesto all’Unione europea di non inviare ulteriori fondi in Libia per addestrare la sua guardia costiera mentre la violazione dei diritti umani dei migranti continua senza sosta. Hanno affermato che la Libia non è un “Paese sicuro” per lo sbarco delle persone soccorse in mare e hanno chiesto che la cooperazione con la guardia costiera libica si fermi. Si spera che l’UE faccia proprie le indicazioni dell’Europarlamento, dimostrando una solidarietà più concreta verso gli Stati di confine come Malta, che a sua volta deve smettere di usare scuse quali le mancanze degli altri e la pandemia per rinunciare ai suoi obblighi internaziona-li in materia di diritti umani.

Danielle Vella

* Coordinatrice dei programmi di riconciliazione e coesione sociale del Jrs International

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