SEGNI DI UNA COMUNITÀ VIVA E SOLIDALE

In queste settimane in cui abbiamo sperimentato il di-stanziamento sociale come strumento di difesa abbiamo toccato con mano che la prossimità è possibile anche se distanti. Abbiamo avuto la conferma che la direzione intrapresa dal Centro Astalli in questi anni – quella del camminare insieme per costruire una comunità di vita – è l’unica vera strada per il futuro. Nei giorni bui in cui si addensavano le nuvo-le nere della pandemia, e credo che un’immagine simbolo resterà quella di Piazza San Pietro vuota, sotto un cielo plumbeo, il giorno di Venerdì Santo, tante piccole luci nel nostro Paese e nel mondo intero tenevano viva la speranza: tra queste il nostro servizio per rifugiati. Abbiamo attuato quella resistenza intima, che il filosofo J. M. Esquirol descrive come «simile a quella elettrica che, paradossalmente, nell’opporsi al passaggio della corrente, offre luce e calore; una luce che illumina il cammino del singolo e, senza abbagliare, serve da riferimento agli altri». Non ci siamo dati per vinti anche se la strada della solidarietà è difficile quando il quotidiano è precario per tutti. Via degli Astalli ha continuato a essere un punto di riferimento per i più diseredati. Sono stati consegnati quasi 6000 pasti in due mesi ai nostri utenti e altri 3000 ad altre persone anche italiane, perlopiù senza dimora. I nostri centri di accoglienza hanno costruito, come ogni altra realtà familiare, una nuova quotidianità, con bambini e adolescenti costretti in casa e situazioni sanitarie dove la cronicità di malattie gestite con fatica nell’ordinario desta non poca preoccupazione. Eppure abbiamo continuato ad accogliere, grazie alla fantasia, alla costanza, alla determinazione, ma anche alla prudenza di operatori, volontari e religiosi. Tanti con la fatica dello smart working hanno seguito persone in situazioni disagiate, hanno portato avanti con costanza incontri con studenti, rapporti con i mezzi di informazione, lavoro di ammi-nistrazione. Il telefono al Centro Astalli non ha smesso di suonare in questi giorni: volontari vecchi e nuovi hanno chiesto come aiutare, donatori stabili e nuovi, in tempi rapidis-simi, hanno fatto arrivare piccoli e grandi contributi. Una comunità di vita in questo momento di difficoltà ha dato segno di esserci. Grazie a tutti!

Camillo Ripamonti sj

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