È IMPERATIVO NON VOLTARE LE SPALLE A CHI FUGGE IN CERCA DI SALVEZZA

Sono onorato di contribuire alla presentazione del rapporto annuale del Centro Astalli e ringrazio dell’invito a essere con voi, sia pure in modo virtuale, necessariamente, in questo momento importante per la vita e il lavoro del Centro, che si adopera tutti i giorni a offrire servizi indispensabili a richiedenti asilo e rifugiati in Italia.
Vorrei che la mia presenza fosse anche un segno di riconoscenza professionale e personale per il Jesuit Refugee Service che da 40 anni opera a servizio dei rifugiati in 56 Paesi. Una organizzazione in cui molti anni fa ho lavorato come volontario nei campi dei rifugiati cambogiani alla frontiera thailandese e con la quale ho conservato legami di profonda stima e vero affetto. Sono trascorsi appunto 40 anni dalla tragedia dei boat people che spinse Padre Arrupe a fondare il Jesuit Refugee Service. Da allora la condizione dei rifugiati è diventata sempre più incerta. Oggi le persone in fuga dai e nei propri Paesi e altri che soffrono forme diverse di esilio forzato sono più di 70 milioni e questa terribile cifra continua ad aumentare anno dopo anno; per non parlare dei milioni di apolidi privati del diritto a una cittadinanza. La comunità internazionale stenta a trovare soluzioni ai conflitti e alle crisi che spingono queste persone a fare una delle scelte più difficili che esistano: quella di abbandonare tutto per cercare sicurezza e sostentamento altrove. Il rispetto dei diritti dei  rifugiati da parte degli Stati è anch’esso oggetto di attacchi e limitazioni sempre più gravi. Basta pensare ai tragici naufragi nel Mediterraneo, vicino a noi, ai conflitti che insanguinano da anni la Siria, l’Afghanistan, il Sud Sudan, alle violazioni dei diritti umani in Myanmar, alla profonda crisi che attraversa il Venezuela, solo per citare i casi più noti. La pandemia di coronavirus che stiamo vivendo in questi giorni, e molto intensamente in Italia, ha reso il quadro internazionale ancora più drammatico. Ricordiamoci che il 90% dei rifugiati vivono in Paesi dove le strutture sanitarie sono fragilissime. L’impatto sanitario del Covid-19, se dovesse propagarsi in modo esponenziale anche in questi Paesi, sarebbe catastrofico e il rischio purtroppo è molto reale. Gli effetti sociali ed economici della pandemia sono già tangibili tra chi vive di mestieri alla giornata e salari precari, cioè di quelle opportunità di reddito che spariscono per prime in situazione di lockdown. Noi dell’UNHCR, insieme a voi, ci battiamo perché rifugiati e migranti appunto siano inclusi sia nelle campagne di prevenzione e di cura che nei programmi messi in atto dai governi e dalle istituzioni finanziare internazionali per proteggere economicamente gli strati più fragili della popolazione. Chiediamo anche che le misure intese a proteggere la salute dei cittadini, che possono però avere come effetto secondario quello di limitare l’accesso a Paesi sicuri o la possibilità di chiedere asilo, per quanto comprensibili in queste circostanze, siano ragionevoli e soprattutto provvisorie. È imperativo non voltare le spalle a chi fugge in cerca di salvezza. È possibile sia garantire la salute pubblica che proteggere i rifugiati. Non siamo di fronte a un dilemma. Si possono adottare quarantene e controlli sanitari ma il salvataggio in mare per esempio resta un imperativo umanitario e un obbligo del diritto internazionale. Non dobbiamo permettere che la paura o l’intolleranza minaccino il rispetto dei diritti. L’unico modo per superare questo momento di crisi è di restare uniti e continuare a lavorare ancor di più insieme. Questa crisi mette in risalto l’importanza del lavoro quotidiano del Centro Astalli, di coloro che operano al servizio della popolazione rifugiata in Italia: siete una voce forte, salda, una casa dove ritrovare forza e calore, un punto di riferimento da cui partire per ricostruire la propria vita nonostante le incertezze, le ferite e i traumi. Per noi dell’UNHCR siete un partner indispensabile nello svolgimento del nostro lavoro comune. Quello che avete fatto in questi mesi di pandemia è straordinario: avete messo a disposizione competenze, conoscenze, reti di contatti, risorse economiche. Mi auguro di rivedervi da vicino, presto speriamo, per esprimervi di persona e a nome di tutti i colleghi dell’UNHCR il più vivo, sincero e affettuoso ringraziamento per il lavoro ammirevole che fate a difesa di chi fugge e cerca salvezza.

Filippo Grandi Alto Commissario ONU per i Rifugiati

Discorso pronunciato in occasione della presentazione del Rapportoannuale 2020

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