IN QUESTA STRANA ESTATE DI EMERGENZE

In questa strana estate in cui il coronavirus condiziona le nostre vite, ancora una volta è la voce di Papa Francesco che si leva a difesa di chi non ha voce, di chi perde la vita nell’indifferenza generale. Durante l’Angelus del 23 agosto ha ricordato:

«Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto».

«Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto». Sì, perché continuano ancora a essere in molti a cadere nel Mediterraneo e in altre parti del mondo, uomini e donne vittime dell’indifferenza e della dilagante cultura dello scarto che “cosifica” le persone, che le usa finché sono produttive, che le considera solo se potenziali consumatori.

In questa strana estate di coronavirus, le persone migranti hanno continuato ad arrivare sulle nostre coste come era prevedibile, strano sarebbe stato il contrario. Neppure i numeri, che molti definiscono falsamente emergenza, sorprendono. Il tempo di pandemia ha solo reso più evidente la fragilità di un sistema che vorrebbe grandi centri in cui accogliere un elevato numero di persone, salvo poi scandalizzarsi se in tali contesti il virus si diffonde più rapidamente. In questi mesi estivi molte persone sono morte lungo la rotta centrale del Mediterraneo che da anni miete migliaia di vittime.

Centinaia di persone sono ancora recluse in Libia, nei centri di detenzione, nonostante siano ormai accertate al loro interno, sistematiche e gravi violazioni dei diritti umani.

Ciò che colpisce è che in questa strana estate di coronavirus, molti non trovino strano che ancora una volta vada in scena la surreale e grottesca pantomima dell’emergenza migranti. E su questa finta emergenza si speculi e si facciano le solite facili strumentalizzazioni.

In realtà tutto ciò è voluto e pensato, orchestrato e programmato, perché i “nemici migranti” sono una “merce” facile da vendere sul banco degli interessi di parte, siano essi sovranazionali, nazionali o di raggruppamenti politici, specie in vista delle elezioni. Tanto, in quanto “scartati” nessuna voce si leverà in loro difesa e chi lo farà verrà minacciato, prontamente apostrofato come buonista o messo alla gogna perché si arricchisce sulla loro pelle.

Camillo Ripamonti sj

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