UNA NUOVA CULTURA DELL’INCONTRO

Non è possibile esaurire in poche battute la ricchezza dell’enciclica Fratelli tutti, pubblicata nella ricorrenza della festa di san Francesco di Assisi, e neppure soffermarci solo sugli aspetti, e ce ne sono molti, che riguardano i migranti, i rifugiati, in generale gli stranieri. Credo importante invece dare uno sguardo d’insieme. L’obiettivo del testo non è una teoria sulla fratellanza, ma piuttosto l’invito ad andare oltre le proprie chiusure, i muri del proprio egoismo per imparare a guardare in alto, lontano, l’orizzonte, il mondo e sognare insieme.

«Le pagine che seguono non pretendono di riassumere la dottrina sull’amore fraterno, ma si soffermano sulla sua dimensione universale, sulla sua apertura a tutti. Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole» (n. 8).

Ma “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria all’economia e dalla finanza, ci ricorda Papa Francesco. Non bisogna essere ingenui: il processo della costruzione di un mondo fraterno è costellato di ostacoli e in non poche occasioni la cultura dello scarto si è appropriata del linguaggio di molte delle idee di cui giorno per giorno ci nutriamo. E oggi con la pandemia abbiamo potuto riconoscere che

«ci siamo nutriti con sogni di splendore e grandezza e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine; ci siamo ingozzati di connessioni e abbiamo perso il gusto della fraternità» (n. 33).


Occorre sforzarsi di costruire insieme il futuro, occorre una nuova cultura dell’incontro e fare in modo che l’incontro diventi esso stesso cultura, cioè diventi un’aspirazione e uno stile di vita. Per far ciò siamo chiamati a rispettare l’altro e permettergli di essere se stesso, praticando gentilezza e tenerezza. In molte parti del mondo è importante che ci siano artigiani di pace che ricostruiscano la dignità di persone ai margini, spesso dimenticate o ignorate. In definitiva occorre fare, ci ricorda Papa Francesco, come il beato Charles de Foucauld, che voleva essere fratello universale e identificandosi con gli ultimi arrivò ad essere il fratello di tutti.

Camillo Ripamonti sj

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