A Natale cerchiamoci

Appena superata la frontiera ti sembra di stare su un’astronave che lascia il pianeta a razzo e vedi dall’oblò casa tua che s’allontana fino a diventare un puntino.
In via degli Astalli sono uno dei profughi in fila.

I siriani all’estero sono emigrati, esiliati, fuggiti… la nostalgia è ferita comune, ma il sentimento dell’ingiustizia subita è un cancro dell’anima e passa anche alle generazioni successive; non guarisce neanche in America! Auguri per un Natale di ricongiungimento.

Camminare stralunato in un campo deserto alla frontiera siriana, in Turchia … Qui la popolazione locale non li ha voluti… I cani si aggirano ancora pensierosi tra le basi di blocchetti di cemento delle tende… lunghe file di vuoto nel cuore. Gli scivoli del parco giochi raccontano tragedie precoci. A Natale cerchiamoci.

A Van. Le lunghe teorie di container per le vittime del terremoto… Si ricostruisce con passione. Fa meno male quando a colpire è un dio cieco e sordo che quando fuggi dagli occhi iniettati di sangue, dalle urla di guerra di tuo fratello. “Degli armeni si parla ancora?” “In questo giardino c’è un antico gelso dai frutti neri… solo in quelli ch’erano i loro giardini se ne trovano… Passa di qui anche la tratta degli afgani e dei congolesi”. Per Natale guardiamoci negli occhi.

Ripassato il confine da clandestino viene voglia di baciare il fango come il papa. Migliaia di tende rivestono le colline… Qui Bashar non può bombardare perché i mig sconfinerebbero. Le famiglie sono state per mesi sotto gli ulivi con dei sacchi di iuta per l’intimità. Donne portano fasci di spine per cuocere il pane su una latta. Elia, inginocchiato, chiede alla vecchia di dargliene giusto un pezzo e le bacia la mano. Quella ride dicendo che non le era capitato neppure da giovane. I bimbi protestano che vogliono la scuola. Proviamo a scrivere per terra con gli zeppi, poi con la penna sulle tende aspettando i quaderni dal mondo libero: “Benvenuta Maryam, ti nomino maestra; si, si, tienila pure.” Natale per sorridere.

I ragazzi soldato, mutilati, evacuati da Homs, tengono alto il morale cantando vecchie filastrocche eroiche della loro città lontana, ormai fantasma. Natale, coraggio di sperare.

P. Paolo Dall’Oglio sj (Sulaymaniya – Iraq)