Morti in viaggio verso l’Europa e accoglienza dei rifugiati: le urgenze per il 2013

“Il 2012 è stato un anno molto difficile per i rifugiati: sono state migliaia le vittime incolpevoli dei viaggi in mare verso l’Europa. Ingiustificabili i ritardi e lo spreco di risorse nella gestione della cosiddetta emergenza Nord Africa che sta per concludersi senza soluzioni dignitose per le circa 20.000 persone arrivate dalla Libia in guerra, come denunciato di recente dal Tavolo Asilo in un comunicato sottoscritto anche dal Centro Astalli. Per di più è ancora gravemente insufficiente e dispersivo il sistema di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati nelle aree metropolitane”.

Questo il bilancio di Padre Giovanni La Manna (presidente Centro Astalli) alla fine di un anno in cui i richiedenti asilo e rifugiati “hanno visto i loro diritti e la loro dignità minati da leggi lacunose, da una burocrazia inefficiente e da una società ancora troppo disattenta nel denunciare il degrado e l’esclusione sociale che spesso colpisce chi giunge in Italia in fuga da guerre e persecuzioni”.

In occasione dalla giornata mondiale del Rifugiato 2012, lo scorso 20 giugno, il Centro Astalli con una campagna dal titolo “In città, invisibili” denunciava l’insufficienza e la frammentarietà dei sistemi di accoglienza che, privi di regia unitaria e di standard uniformi, mostrano le lacune più gravi proprio nei luoghi dove i rifugiati si concentrano.
Dalla ricerca “Mediazioni Metropolitane”, realizzata la Caritas di Roma, emergeva che circa 1500 richiedenti e titolari di protezione internazionale nella capitale vivono in insediamenti irregolari, spesso senza alcun contatto con il territorio, in condizioni di grave precarietà e insicurezza (come del resto denunciato la scorsa settimana dal New York Times e dall’inglese Herald Tribune in merito alla situazione degli 800 rifugiati che occupano un edificio abbandonato nella periferia romana).

“Uno dei problemi principali che ci siamo trovati quotidianamente ad affrontare al Centro Astalli – sottolinea P. La Manna – è che i rifugiati, anche quando sono titolari di protezione internazionale, hanno difficoltà a vedersi riconosciuti diritti sociali concreti. Anche ai più vulnerabili, come le vittime di tortura, viene spesso impedito di vivere in dignità e sicurezza, nell’indifferenza generale.

La speranza per il 2013 – conclude P. La Manna – è che il diritto d’asilo trovi finalmente spazio in ragionamenti di respiro, fuori da logiche emergenziali.
Si mettano in atto misure coraggiose per risolvere l’eccessiva pericolosità dei viaggi con cui i rifugiati cercano di raggiungere l’Europa.

Si inizi al più presto un ripensamento delle misure di accoglienza a livello nazionale che dia luogo a un sistema unico, capace di collegare le reti esistenti, affinché tutti i migranti forzati trovino in Italia una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente ai loro bisogni più immediati.
C’è molto da fare, le sfide non mancano, affrontarle è responsabilità di ciascuno.
Che sia un buon anno per tutti… nessuno escluso!”

Invisibili, in città

Ne “Le Città Invisibili” di Calvino, Marco Polo chiude il racconto, rivolgendosi a Kublai Kan: l’inferno dei viventi è “quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Fermarsi per rimettere a fuoco, riposizionare lo sguardo sulle nostre città e allontanare il rischio di non vedere l’inferno che ci abita accanto. Noi non vogliamo e non possiamo essere quei molti che non vedono più l’inferno metropolitano a cui sono costretti i tanti rifugiati che naturalmente giungono nelle nostre città.

Per il Centro Astalli celebrare la giornata mondiale del rifugiato vuol dire scegliere la seconda via: impegnarsi a trasformare le nostre città, rendendo spazio agli invisibili.

Roma, Catania Palermo, Napoli, Vicenza, Padova, Trento sono piccole diapositive in negativo di Nairobi, Bangkok, Il Cairo… Piccoli avamposti metropolitani dove i rifugiati giungono in cerca di possibilità.

Nulla può essere peggio del deserto, del naufragio, della guerra e della morte, questo si ripetono i rifugiati giunti in Italia. La loro certezza trova conforto una volta in città: anonimato, sfruttamento, degrado possono essere ristoro per chi fugge. Il rischio è che per noi tanto basta ad assopire le coscienze, a convincerci che in fondo tollerare in qualche modo è accogliere.

Così nasce per molti l’inferno metropolitano, di cui ciascuno di noi è in parte responsabile. Celebrare la giornata mondiale del rifugiato vuol dire svegliarsi, aprire gli occhi e guardarsi intorno.

Ciascuno di noi faccia spazio, trovi modi nuovi di pensare e abitare la città.

I rifugiati diventino visibili, facciamoli durare, siano una ricchezza per le nostre metropoli. Uomini e donne in cammino, abituati al sacrificio e al dolore, così forti da essere in grado di sostenere da soli tutta la città. Serve solo un appiglio, un punto di dignità.

Apriamo gli occhi, guardiamo in faccia i rifugiati: ciò basterà a renderci migliori e nessuno sarà più invisibile, in città.

 

Donatella Parisi