UNA STORIA LUNGA 40 ANNI

Le parole di Papa Francesco contenute in una lettera inviata, per i 40 anni dalla nascita del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, al direttore dell’ufficio internazionale, p. Tom Smolich.


In occasione del 40° anniversario dalla fondazione del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) da parte del Servo di Dio Pedro Arrupe, Le chiedo di portare i miei migliori auguri al Centro Astalli qui a Roma e a tutto lo staff e i volontari del JRS nel mondo. I miei pensieri vanno specialmente ai tanti uomini, donne e bambini che si rivolgono al JRS per cercare rifugio e assistenza. Sappiano che il Papa è vicino a loro e alle loro famiglie e che li ricorda nelle sue preghiere.

Mentre rinnovate e approfondite il vostro impegno nel servire i bisogni vari e complessi dei rifugiati e degli sfollati, prego che tutti voi possiate trarre incoraggiamento e saggezza dalla visione e dall’esempio del vostro fondatore.

Di fronte alle sofferenze di coloro che scappavano dalla loro terra in cerca di salvezza a causa della guerra in Vietnam, Padre Arrupe trasformò il suo sgomento in una attenzione profondamente pratica per il loro benessere fisico, psicologico e spirituale. Questo desiderio intimamente Cristiano e Ignaziano di curarsi del benes-sere di tutti coloro che si trovano in uno stato di profonda disperazione ha ispirato e guidato il lavoro del JRS in questi 40 anni, dai suoi inizi con i boat people vietnamiti all’inizio degli anni 80, fino ai tempi attuali, con la pandemia da coronavirus che ha reso evidente come l’intera famiglia umana sia “sulla stessa barca”, trovandosi ad affrontare sfide economiche e sociali senza precedenti (Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020).

Oggi troppe persone nel mondo sono costrette ad aggrapparsi a barconi e gom-moni nel tentativo di cercare rifugio dai virus dell’ingiustizia, della violenza e della guerra. Alla luce di queste gravi ineguaglianze, il JRS ha un ruolo cruciale nel far conoscere e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla realtà dei rifugiati e degli sfollati. È vostro compito vitale tendere la mano dell’amicizia a coloro che sono soli, separati dalle loro famiglie, o abbandonati, accompagnandoli e amplificandone la voce, e soprattutto garantendogli l’opportunità di crescere attraverso i vostri programmi di istruzione e sviluppo. La vostra testimonianza dell’amore di Dio nel servire rifugiati e migranti è anche fondamentale per costruire una “cultura dell’incontro” (Fratelli Tutti, 30) che da sola pone le basi per una solidarietà autentica e durevole per il bene della famiglia umana (Ivi, 216-217).

Guardando al futuro, ho fiducia che nessuna battuta d’arresto o sfida, personale o istituzionale, potrà distrarvi o scoraggiarvi dal rispondere generosamente alla chiamata urgente di promuovere la cultura della vicinanza e dell’incontro tramite la difesa determinata dei diritti di coloro che accompagnate ogni giorno.

Con questi sentimenti, vi rinnovo i miei devoti buoni auguri per il vostro lavoro, chiedendovi di ricordarmi nelle vostre preghiere. Affido tutti gli associati all’apostolato del JRS all’intercessione amorevole di Maria, Madre di Speranza e Conforto dei Migranti, volentieri Vi impartisco la mia Benedizione Apostolica come promessa di gioia e pace in Cristo Nostro Signore.

Papa Francesco

È IMPERATIVO NON VOLTARE LE SPALLE A CHI FUGGE IN CERCA DI SALVEZZA

Sono onorato di contribuire alla presentazione del rapporto annuale del Centro Astalli e ringrazio dell’invito a essere con voi, sia pure in modo virtuale, necessariamente, in questo momento importante per la vita e il lavoro del Centro, che si adopera tutti i giorni a offrire servizi indispensabili a richiedenti asilo e rifugiati in Italia.
Vorrei che la mia presenza fosse anche un segno di riconoscenza professionale e personale per il Jesuit Refugee Service che da 40 anni opera a servizio dei rifugiati in 56 Paesi. Una organizzazione in cui molti anni fa ho lavorato come volontario nei campi dei rifugiati cambogiani alla frontiera thailandese e con la quale ho conservato legami di profonda stima e vero affetto. Sono trascorsi appunto 40 anni dalla tragedia dei boat people che spinse Padre Arrupe a fondare il Jesuit Refugee Service. Da allora la condizione dei rifugiati è diventata sempre più incerta. Oggi le persone in fuga dai e nei propri Paesi e altri che soffrono forme diverse di esilio forzato sono più di 70 milioni e questa terribile cifra continua ad aumentare anno dopo anno; per non parlare dei milioni di apolidi privati del diritto a una cittadinanza. La comunità internazionale stenta a trovare soluzioni ai conflitti e alle crisi che spingono queste persone a fare una delle scelte più difficili che esistano: quella di abbandonare tutto per cercare sicurezza e sostentamento altrove. Il rispetto dei diritti dei  rifugiati da parte degli Stati è anch’esso oggetto di attacchi e limitazioni sempre più gravi. Basta pensare ai tragici naufragi nel Mediterraneo, vicino a noi, ai conflitti che insanguinano da anni la Siria, l’Afghanistan, il Sud Sudan, alle violazioni dei diritti umani in Myanmar, alla profonda crisi che attraversa il Venezuela, solo per citare i casi più noti. La pandemia di coronavirus che stiamo vivendo in questi giorni, e molto intensamente in Italia, ha reso il quadro internazionale ancora più drammatico. Ricordiamoci che il 90% dei rifugiati vivono in Paesi dove le strutture sanitarie sono fragilissime. L’impatto sanitario del Covid-19, se dovesse propagarsi in modo esponenziale anche in questi Paesi, sarebbe catastrofico e il rischio purtroppo è molto reale. Gli effetti sociali ed economici della pandemia sono già tangibili tra chi vive di mestieri alla giornata e salari precari, cioè di quelle opportunità di reddito che spariscono per prime in situazione di lockdown. Noi dell’UNHCR, insieme a voi, ci battiamo perché rifugiati e migranti appunto siano inclusi sia nelle campagne di prevenzione e di cura che nei programmi messi in atto dai governi e dalle istituzioni finanziare internazionali per proteggere economicamente gli strati più fragili della popolazione. Chiediamo anche che le misure intese a proteggere la salute dei cittadini, che possono però avere come effetto secondario quello di limitare l’accesso a Paesi sicuri o la possibilità di chiedere asilo, per quanto comprensibili in queste circostanze, siano ragionevoli e soprattutto provvisorie. È imperativo non voltare le spalle a chi fugge in cerca di salvezza. È possibile sia garantire la salute pubblica che proteggere i rifugiati. Non siamo di fronte a un dilemma. Si possono adottare quarantene e controlli sanitari ma il salvataggio in mare per esempio resta un imperativo umanitario e un obbligo del diritto internazionale. Non dobbiamo permettere che la paura o l’intolleranza minaccino il rispetto dei diritti. L’unico modo per superare questo momento di crisi è di restare uniti e continuare a lavorare ancor di più insieme. Questa crisi mette in risalto l’importanza del lavoro quotidiano del Centro Astalli, di coloro che operano al servizio della popolazione rifugiata in Italia: siete una voce forte, salda, una casa dove ritrovare forza e calore, un punto di riferimento da cui partire per ricostruire la propria vita nonostante le incertezze, le ferite e i traumi. Per noi dell’UNHCR siete un partner indispensabile nello svolgimento del nostro lavoro comune. Quello che avete fatto in questi mesi di pandemia è straordinario: avete messo a disposizione competenze, conoscenze, reti di contatti, risorse economiche. Mi auguro di rivedervi da vicino, presto speriamo, per esprimervi di persona e a nome di tutti i colleghi dell’UNHCR il più vivo, sincero e affettuoso ringraziamento per il lavoro ammirevole che fate a difesa di chi fugge e cerca salvezza.

Filippo Grandi Alto Commissario ONU per i Rifugiati

Discorso pronunciato in occasione della presentazione del Rapportoannuale 2020