La questione kurda: proviamo a fare il punto

Il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) è un movimento attivo Turchia nella lotta per il riconoscimento dei diritti dell’etnia curda. Abdullah Öcalan è leader e cofondatore del partito di ispirazione marxista-leninista, costituito nel 1978 con l’obiettivo di creare uno stato curdo indipendente. Il 1984 ha segnato l’inizio della lotta armata tra i guerriglieri curdi e il governo turco. Tre anni dopo la Turchia ha dichiarato lo stato d’emergenza in 11 province del Paese, cercando di fronteggiare gli attacchi del PKK, concentrati soprattutto nelle regioni sud-orientali. L’escalation di violenza ha provocato circa 40.000 vittime dal 1984[1].

Abdullah Öcalan, detto Apo, è stato processato nel 1999 per “tradimento e separatismo” e condannato alla pena capitale, poi commutata in ergastolo. Da quel momento il leader curdo è detenuto in isolamento assoluto nel carcere di Imrali.

Negli anni gli obiettivi del movimento si sono evoluti passando dalla richiesta di un netto separatismo alla ricerca di una maggiore autonomia culturale e politica per l’etnia. Lo stesso Öcalan, che conserva un grande seguito tra gli attivisti curdi in Turchia e all’estero, dal carcere ha a più riprese effettuato proposte per una soluzione democratica della questione curda, aprendo spiragli di dialogo con le autorità turche fino allo storico annuncio dello scorso 21 marzo. «Una nuova era inizia oggi, la porta si apre per passare dalla lotta armata alla lotta democratica», è questo uno dei passaggi più significativi del messaggio del leader curdo, che dal carcere ha chiesto alla guerriglia di cessare la lotta armata e di ritirarsi dal territorio turco.

Ha suscitato profonda emozione la lettura del messaggio, in turco e in curdo, da parte di due parlamentari curdi a Diyarbakir, a una folla di oltre 200mila persone riunita per le celebrazioni del Newroz, il capodanno curdo: ancora l’anno scorso la manifestazione era stata vietata ed era stata occasione di scontri e arresti in molte città del Kurdistan.

Il messaggio del leader del Pkk è il frutto di un lungo processo iniziato nel 2002, con l’ascesa al potere del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) guidato da Recep Tayyip Erdoğan. Questi ha promosso riforme democratiche che tengano conto del rispetto delle minoranze, nella prospettiva di una riforma della costituzione turca, basata su di una definizione di cittadinanza non più etnica ma civica.

“Non è la fine, è l’inizio di una nuova era”, così Ocalan descrive nel messaggio la nuova rotta del movimento. La posizione espressa dal leader curdo non ha ancora la valenza di un vero e proprio trattato di pace, ma è un passo importante affinché la soluzione della questione curda possa finalmente passare attraverso canali democratici, ponendo fine a oltre 30 anni di conflitto.

 Margherita Gino


[1]           International Crisis Group, Turkey: ending the PKK insurgency, 20 settembre 2011, disponibile al link: http://www.crisisgroup.org/en/regions/europe/turkey-cyprus/turkey/213-turkey-ending-the-pkk-insurgency.aspx

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