Roma, 14 novembre 1980

Sono passati 32 anni, oggi, dal giorno in cui padre Pedro Arrupe, allora Padre Generale della Compagnia di Gesù, nel giorno del proprio compleanno, scrisse una lettera a tutti i Superiori Gesuiti. Questo documento, che oggi vi presentiamo, è l’atto di nascita del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.

Da allora molta strada è stata percorsa, in numerosi Paesi del mondo e nelle situazioni più diverse. Il privilegio di servire, accompagnare e difendere i rifugiati ha dato molti frutti, inattesi e imprevedibili. Eppure moltissimo resta da fare. Anche oggi possiamo dire, con le parole di Pedro Arrupe, che i bisogni materiale e spirituali dei rifugiati nel mondo (che si stima siano arrivati a 43 milioni) difficilmente potrebbero essere più grandi.

“Quando tutto va in pezzi, la nostra missione non è solo materiale, ma anche spirituale”, scrive oggi il direttore internazionale del JRS, padre Peter Balleis. La nostra priorità è continuare a essere con i rifugiati e tenere accesa ” quella scintilla di speranza senza la quale non esiste futuro”.

 

LA COMPAGNIA DI GESU’ E IL PROBLEMA DEI RIFUGIATI
(Lettera di Padre Pedro Arrupe a tutti i Superiori Gesuiti)

Caro Padre, Pax Christi!

L’anno scorso, durante il periodo natalizio, colpito ed impressionato dalla sofferenza di migliaia di boat-people e di rifugiati, ho sentito quale mio dovere inviare telegrammi a circa 20 dei Superiori Maggiori sparsi nel mondo. Condividendo la mia preoccupazione con loro, chiesi cosa essi, nei loro Paesi e cosa la Compagnia universale potesse fare per portare almeno un po’ di sollievo in una situazione così tragica.

La loro risposta fu straordinaria. Vennero fatte immediate offerte di aiuto, in termini di personale, conoscenza e mezzi materiali; vennero inviati rifornimenti di cibo, di medicine così come vennero inviati soldi; venne intrapresa un’azione diretta attraverso i mass-media per influenzare i governi e le agenzie private; i servizi vennero resi volontariamente sia per ciò che riguarda le capacità pastorali che quelle organizzative; e così via.

Come continuazione di questa prima ondata di azione, convocai una Consulta nella Curia per valutare quale risposta della Compagnia potesse dare alla crescente gravità del problema dei rifugiati in tutto il mondo. L’edizione del 15 ottobre di “News and Features” ha riferito l’incontro.

In apertura spiegai che una tale situazione costituiva una sfida alla Società del Gesù che non poteva essere ignorata se desideravamo rimanere fedeli ai criteri definiti da Sant’Ignazio per il nostro lavoro apostolico e ai recenti inviti della trentunesima e trentaduesima Congregazione Generale. Nelle Costituzioni Sant’Ignazio parla di un bene universale più grande, di un’urgenza sempre crescente, della difficoltà e complessità del problema umano implicato, e della mancanza di altri nell’occuparsi di quel bisogno (cf. Const. VII, 2, n. 623). In virtù del nostro ideale di disponibilità e di universalità, del grande numero di istituzioni delle quali ci prendiamo cura, e dell’attiva collaborazione di molti laici che lavorano con noi, siamo particolarmente adatti a rispondere a questa sfida e a provvedere a quei servizi non sufficientemente forniti da altri gruppi ed organizzazioni. Un ulteriore incentivo è che il tipo di servizio richiesto, impegnando per periodi relativamente brevi i singoli Gesuiti, non richiederà lo sconvolgimento della vita del lavoro apostolico e delle istituzioni esistenti, se ben organizzato e coordinato. Inoltre l’aiuto di cui c’è bisogno non è soltanto materiale: la Compagnia è chiamata, in una maniera speciale a rendere un servizio che è insieme umano, pedagogico e spirituale. E’ una sfida difficile e complessa; i bisogni sono drammaticamente urgenti. Non esito a ripetere quello che dissi durante la Consulta:

“Considero questa quale una nuova e moderna forma di apostolato per la Compagnia nel suo complesso, di grande importanza oggi ed in futuro, e di grande beneficio spirituale anche per la Compagnia”. […]

Alla luce della nostra consultazione e dopo ulteriori discussioni con i miei Consiglieri Generali, ho deciso di creare nell’ambito della Curia un servizio per coordinare il lavoro dei Gesuiti per i rifugiati, al quale d’ora in poi ci si riferirà come al “Jesuit Refugee Service” (JRS). Al momento, il JRS sarà un’estensione del Segretariato Sociale e ricadrà sotto la responsabilità di Padre Michael Campbell-Johnston. Se il lavoro aumenterà, il JRS potrà essere rafforzato, in primo luogo attraverso collaboratori nelle altre parti del mondo.

Le finalità e gli obiettivi del JRS sono i seguenti:

a) creare una rete di contatti nell’ambito della Compagnia cosicché il lavoro che già si sta facendo per i rifugiati possa essere meglio organizzato e coordinato;

b) raccogliere informazioni che possano condurre alla creazione di nuove opportunità per i rifugiati;

c) agire in qualità di centro di coordinamento per le offerte di aiuti delle Province ed i bisogni delle agenzie ed organizzazioni internazionali;

d) far prendere coscienza alla Compagnia dell’importanza di questo apostolato e delle diverse forme con le quale può essere condotto sia nei paesi di primo asilo che nei paesi di accoglienza;

e) dirigere una particolare attenzione della Compagnia verso quei gruppi od aree che sono oggetto di poca pubblicità o ricevono scarso aiuto da altri;

f) e incoraggiare le nostre pubblicazioni ed istituti di formazione ad intraprendere ricerche sulle cause che stanno alla base del problema dei rifugiati così da poter dar vita ad azioni preventive.

 

Non si vuole che il JRS diventi una grande organizzazione. Nel compiere gli incarichi di cui sopra si tenterà di lavorare attraverso gli uomini delle Province stesse. È per questa ragione che annuncio questo nuovo compito del Segretariato Sociale a lei, quale Provinciale. Conterò largamente su di lei e sugli uomini della sua Provincia per sostenere ed aiutare lo sviluppo di questa parte di lavoro.

Come primo passo, vorrei sottoporle le seguenti richieste:

a) portare il contenuto di questa lettera all’attenzione dei membri della sua Provincia ed incoraggiarli a rispondere a questo invito;

b) fornire al JRS le informazioni su qualunque iniziativa sia già stata intrapresa per i rifugiati nella sua Provincia e su come lei prevede che possa essere estesa nel futuro;

c) informare il JRS dei servizi o aiuti che vorrebbe ricevere da esso;

d) identificare, se lo ritiene opportuno, un membro della sua Provincia che possa diventare referente del JRS.

Spero che accetti questa lettera e le richieste in essa contenute in uno spirito di alacrità e di disponibilità. Sant’Ignazio ci ha chiamati per andare dove c’è più bisogno di noi per un più grande servizio a Dio. I bisogni spirituali e materiali di circa 16 milioni di rifugiati sparsi oggi in tutto il mondo, difficilmente potrebbero essere più grandi. Dio ci chiama attraverso queste persone prive di aiuto. Dovremmo considerare l’opportunità di aiutarli come un privilegio che in cambio procurerà grandi benedizioni per noi e per la Compagnia.

Affido la Compagnia e me stesso alle sue preghiere.

Nel Cuore di Gesù,

Pedro Arrupe, SJ
Superiore Generale

In occasione della festività di S. Giuseppe Pignatelli

Roma, 14 novembre 1980

 

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