L’ALTRO È UN DONO I DISCORSI DI NICOLÁS AI RIFUGIATI

“Come orizzonte il mondo. Discorsi di Adolfo Nicolás ai rifugiati” è la pubblicazione con cui il Centro Astalli celebra i 40 anni dalla nascita del Jesuit Refugee Service. Una raccolta di interventi che il gesuita, che guidò la Compagnia di Gesù dal 2008 al 2016, negli anni del suo generalato ha rivolto ai rifugiati in occasione di alcuni incontri pubblici. Ospitalità, dialogo, educazione e riconciliazione sono i temi che ricorrono e dai quali emerge una visione dell’altro vissuto sempre come un dono. E queste stesse parole sono state al centro della presentazione del volume, lo scorso 26 novembre sul canale YouTube del Centro Astalli, alla quale è intervenuto anche Arturo Sosa, Preposito generale della Compagnia di Gesù, che ha sottolineato come sia urgente una conversione del cuore per rendere il mondo un luogo di accoglienza. “Non si tratta di convertire i rifugiati – ha spiegato – ma chi è inviato ad accoglierli” e a difenderne i diritti non solo offrendo loro servizi e accompagnamento, ma con azioni di advocacy che contribuiscano a creare società più giuste e solidali.

P. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, ha parlato della grande attualità dei discorsi di Nicolás, che, seppur pronunciati anni fa, mostrano come il messaggio dell’ospitalità sia ancora oggi difficile da recepire. Tema dibattuto da ogni parte politica: l’accoglienza è diventata un’arma per ottenere consensi elettorali. “Abbiamo trattato l’accoglienza in modo contabile, fermandoci ai numeri mentre nei discorsi di Nicolás c’è l’invito a coglierne il volto umano”. Ha parlato di educazione la storica Anna Foa che, ricordando l’incapacità della società di impietosirsi davanti al dramma umano dei migranti, ha lanciato l’invito a scuole e famiglie a far conoscere ai ragazzi la storia dell’emigrazione italiana: “Conoscere il passato significa aprire un varco che porti a una conversione del cuore”.

Cambiare noi stessi per trovare nell’altro una ricchezza, per costruire ponti e non muri: è uno dei temi centrali nei discorsi di Nicolás sottolineato dall’intervento dell’Imam Izzedin Elzir, Presidente della Scuola fiorentina per l’educazione al dialogo interreligioso e interculturale, che si è soffermato sui “ghetti mentali” e i tanti pregiudizi che impediscono il dialogo. “Se l’altro diventa una risorsa assistiamo a un cambiamento epocale, una conversione di cuore e mente che permette di costruire un mondo migliore”.

Donatella Parisi

MIGRANTI: COMUNITÀ APERTE SUL MONDO

In una recente intervista al Diario di Papa Francesco, (TV2000, 20 maggio 2020) alla domanda «Tutti noi speriamo in un vaccino, che si trovino presto delle cure per questo virus. Oltre a questo desiderio comune, che cosa si può e si deve sperare?» P. Arturo Sosa, Generale della Compagnia di Gesù, ha risposto che mentre la speranza nel vaccino è tornare alla situazione prima della pandemia, la sua speranza è che questa pandemia ci porti la profondità per capire la nostra responsabilità come umanità. Questa crisi sia un’opportunità per renderci conto che siamo ancora in tempo per prenderci cura della nostra casa comune cambiando stile di vita. Non può bastarci semplicemente proteggerci da un virus con un vaccino, dobbiamo cambiare vita. La speranza da coltivare è che si arrivi a modificare le strutture sociali che oggi creano ingiustizie e diseguaglianze. Sosa conclude dicendo di sperare in un cambiamento del cuore delle persone che porti a una maggiore cura del bene comune. Il virus ci ha mostrato che i confini non esistono, ma nonostante ciò, questa evidenza può trasformarsi in un boomerang: sull’onda della profonda crisi economica che stiamo vivendo corriamo il rischio di tornare ad alimentare, con rinnovato vigore, la lotta contro i migranti: ancora una volta agente esterno su cui scaricare colpe e responsabilità. È purtroppo molto serio il pericolo che i migranti divengano capro espiatorio di democrazie che piuttosto che costruire comunità solidali e partecipate siano sem-pre più sulla difensiva. Ma una democrazia difensiva non può creare una comunità responsabilizzante. Così come nella medicina difensiva il medico per paura di es-sere denunciato si difende dai pazienti e non crea quell’alleanza terapeutica vitale per la cura, così in una democrazia difensiva i rappresentanti politici, per paura di perdere il voto dei cittadini che chiedono di difendere il proprio personale benessere, si riducono a paladini di una somma di individualità in un Paese piccolo come i propri confini o peggio come i propri interessi particolari. Celebrare la Giornata del Rifugiato 2020 oggi significa assumersi personalmente la responsabilità della salute del mondo intero, di un villaggio globale dove tutti siamo cittadini con gli stessi diritti.

Camillo Ripamonti sj