Europe Act Now: una campagna per accogliere i rifugiati dalla Siria

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L’ECRE – Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli, con il supporto dell’Unhcr – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha lanciato la campagna ‘Europe Act Now’, un modo per dare voce ai rifugiati siriani. Alla campagna hanno aderito oltre 100 organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei rifugiati in tutta Europa, tra cui il Centro Astalli e diversi altri uffici del JRS.

Attraverso ‘Europe Act Now’ viene chiesto ai leader e alle istituzioni europee di prendere delle decisioni di forte responsabilità rispetto alla tragedia umanitaria dei profughi siriani.

Il conflitto in Siria dal suo inizio nel marzo 2011 ha causato oltre 130mila morti e un numero di profughi superiore ai 2,4 milioni che si stima possano diventare quasi 4 milioni entro la fine del 2014. Questa enorme crisi umanitaria ha finora toccato solo marginalmente l’Europa, che ha accolto solo 81mila rifugiati, ovvero il 3% delle persone bisognose di protezione.

Con la campagna ‘Europe Act Now’ si sollecitano i leader europei ad agire per garantire ai rifugiati un accesso protetto in Europa; fermare i respingimenti; proteggere i rifugiati arrivati alle frontiere europee; ricongiungere le famiglie separate dalla guerra.

Lo scorso 6 marzo il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) e il Centro Astalli hanno inviato una lettera d’appello al presidente del Consiglio Renzi, al ministro dell’Interno e alla ministra per gli Affari Esteri per chiedere con urgenza che vengano aperti canali umanitari per l’arrivo di rifugiati provenienti dalla Siria.

La campagna ‘Europe Act now’ chiede a tutti i cittadini di partecipare e di mobilitarsi a favore delle vittime del conflitto siriano. Si può aderire sul sito www.helpsyriasrefugees.eu firmando la petizione online e contribuendo a dare voce ai rifugiati attraverso Twitter e Facebook, nelle modalità illustrate sul sito. Invitiamo quindi tutti voi a firmare la petizione e a dare la massima diffusione alla campagna.

La campagna ‘Europe Act Now’ durerà per 4 mesi e terminerà in occasione della Giornata Internazionale del Rifugiato, il 20 giugno 2014.

I rifugiati scappano anche dall’Italia

Nel corso del 2012 si sta registrando un consistente calo di richiedenti asilo in Italia. Durante un’audizione in Parlamento, il Ministro dell’Interno ha confermato che le domande presentate sono poco più di 8.000 a fronte delle oltre 62.000 dello scorso anno.

Eppure gravi crisi umanitarie continuano a far scappare persone dall’Africa e dal Medio Oriente: basti pensare alle centinaia di migliaia di persone che sono fuggite dalla Siria.

Dove vanno i rifugiati? Quasi sempre in Paesi vicini al proprio, mentre in pochi raggiungono l’Italia e l’Europa.

Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima è che le vie di accesso al nostro Paese sono ancora proibitive: in particolare dalla Libia è difficile raggiungere le nostre coste. Nonostante la caduta del regime di Gheddafi, le condizioni di vita per i migranti diretti in Europa sono drammatiche. Continuano i racconti di detenzioni irregolari, violenze in carcere, soprusi verso persone che pure scappano da guerre e conflitti. Il governo italiano ha stipulato accordi con la Libia che privilegiano la fermezza in materia di controllo delle frontiere alla tutela dei diritti di chi fugge. Non sono veri e propri respingimenti, ma gli effetti sono praticamente gli stessi.

Il secondo motivo del basso numero di richieste di asilo in Italia sono le pessime condizione di accoglienza che il sistema italiano è in grado di offrire. Basti pensare che, in una qualsiasi grande città italiana, una famiglia con bambini, anche molto piccoli, può aspettare mesi prima di ricevere un posto in accoglienza. Che ancora oggi sono innumerevoli le occupazioni irregolari di stabili da parte di persone che hanno ricevuto una protezione internazionale. O anche che, qualunque sia il titolo di studio conseguito da un rifugiato nel proprio Paese, in Italia deve ricominciare dalla scuola media.

Per non dire delle inefficienze burocratiche che rendono la procedura legale una gimcana complicatissima anche per le cose più semplici, come la consegna del permesso di soggiorno.

I rifugiati da sempre scappano dalla guerra. Da qualche tempo stanno alla larga anche dai Paesi dove comprendono di non essere trattati come persone che pure hanno subito traumi e violenze. Tra questi, ormai, anche l’Italia.

 

Berardino Guarino

Tra false emergenze e antichi problemi

Non è stato un anno facile, quello che descriviamo nel nostro rapporto annuale. Il succedersi di crisi politiche e la depressione economica globale hanno alimentato un generale senso di insicurezza, che ha colpito in primo luogo i migranti forzati. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, in occasione delle celebrazioni per i 60 anni della Convenzione di Ginevra, ha sottolineato che il livello di protezione previsto in quel documento rimane un obiettivo lontano da raggiungere. Troppi Stati non onorano gli obblighi derivanti dalla Convenzione, cosicché l’80% della popolazione rifugiata mondiale è accolta dai Paesi in via di sviluppo. Le realtà dei campi profughi hanno rivelato tutti i loro limiti: costruiti nelle zone più inospitali e isolate, ospitano a tempo indeterminato persone di fatto private di qualunque prospettiva. Anche per questo, la metà dei rifugiati del mondo sceglie di restare, invisibile alle statistiche, nelle aree urbane, lottando ogni giorno per la sopravvivenza. La disperazione di tutte queste persone è una minaccia per il futuro del nostro mondo.

L’Europa, ripiegata sui suoi problemi interni, ha abbondantemente disatteso le sue promesse di solidarietà: nonostante molte esplicite sollecitazioni dell’UNHCR ai governi, anche in considerazione degli sconvolgimenti politici e delle violenze in Nord Africa, ad oggi si contano molti più rifugiati nel solo Kenya che nei 27 Stati membri. Per giunta il cammino verso una politica d’asilo comune, intrapreso dieci anni fa, va a rilento e non è stato particolarmente efficace. Come segnala Cecilia Malmström, Commissaria europea agli Affari Interni, i sistemi di asilo di molti Stati membri non funzionano efficacemente e le condizioni di accoglienza non sono sempre accettabili. Le norme per la concessione dello status di rifugiato differiscono enormemente da un Paese all’altro e il sistema non garantisce ovunque un trattamento equo. Detenzione, dinieghi, povertà estrema, marginalizzazione: su questi muri si infrangono le speranze di chi è arrivato in Europa a costo della vita. Centinaia di persone che credevano di aver raggiunto un porto sicuro trovano solo delusione e amarezza.

In Italia, dopo la tragica stagione dei respingimenti, gli arrivi via mare sono ripresi. Il numero delle domande è aumentato, pur rimanendo molto lontano dalle previsioni allarmistiche di chi parlava di “tsunami umano”. Il Centro Astalli, come altri attori della società civile, non può che esprimere soddisfazione per il fatto che, per la prima volta negli ultimi anni, si è riusciti a garantire l’accoglienza a tutti quelli che sono arrivati dal Nord Africa. Resta la preoccupazione per la sostenibilità del sistema, che ha un carattere straordinario e provvisorio (a dicembre 2012 circa 20.000 posti verranno meno), ma soprattutto per il permanere di circuiti di accoglienza diversi, che non comunicano tra loro. Il Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati coordinato dall’Anci e i circuiti di accoglienza delle grandi città hanno continuato a scontare la grave insufficienza numerica dei posti che possono mettere a disposizione, non riuscendo di fatto a rispondere tempestivamente a tutte le richieste. Il 2012 potrebbe essere l’occasione per un ripensamento delle misure di accoglienza a livello nazionale che dia luogo a un sistema unico, capace di collegare efficacemente le reti esistenti e di supportarle con una pianificazione seria e realistica delle risorse, affinché tutti i migranti forzati trovino in Italia una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente ai loro bisogni più immediati.

Al Centro Astalli il 2012 è trascorso nella consapevolezza che non è questo il tempo di arrendersi alle difficoltà o di scoraggiarsi. Come si vedrà nelle pagine che seguono, le attività del Centro, e in particolare i servizi di primo livello, hanno visto aumentare sensibilmente il numero di persone che si è rivolta a noi per un aiuto. Si tratta quindi, evidentemente, di servizi più che mai necessari e il nostro primo impegno è mantenerli e anzi potenziarli. Ancora molte sono state le vittime di tortura che abbiamo incontrato e che abbiamo cercato di supportare, anche con progetti specifici. Soprattutto ci siamo interrogati sulle opportunità concrete a cui i rifugiati possono avere accesso. Non può esistere accoglienza senza una progettualità onesta che deve potersi concretizzare in ascolto qualificato e sostegno tangibile, anche economico, per superare gli scogli più grandi e riattivare le risorse di ciascuno.

Non si può sperare di uscire dalla crisi senza una ripresa sostanziale del dibattito politico, chiamato a ritrovare la prospettiva ampia che dovrebbe essergli più propria e che da troppo tempo sembra aver perso. La nostra speranza è che il diritto d’asilo trovi spazio in ragionamenti di respiro, magari prendendo spunto dalla recente revisione della direttiva europea sulla qualifica di beneficiario di protezione internazionale. Mentre in Italia attendiamo ancora una legge organica in materia di asilo, l’Unione Europea è chiamata ad affrontare con coraggio le nuove sfide, come ad esempio l’eccessiva difficoltà e pericolosità dei viaggi con cui i rifugiati cercano di raggiungere l’Europa: immaginare la possibilità di chiedere protezione internazionale anche fuori dai confini potrebbe restituire concretezza a un diritto troppo spesso minato da respingimenti o tragici naufragi.

P. Giovanni La Manna s.j.