Tra false emergenze e antichi problemi

Non è stato un anno facile, quello che descriviamo nel nostro rapporto annuale. Il succedersi di crisi politiche e la depressione economica globale hanno alimentato un generale senso di insicurezza, che ha colpito in primo luogo i migranti forzati. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, in occasione delle celebrazioni per i 60 anni della Convenzione di Ginevra, ha sottolineato che il livello di protezione previsto in quel documento rimane un obiettivo lontano da raggiungere. Troppi Stati non onorano gli obblighi derivanti dalla Convenzione, cosicché l’80% della popolazione rifugiata mondiale è accolta dai Paesi in via di sviluppo. Le realtà dei campi profughi hanno rivelato tutti i loro limiti: costruiti nelle zone più inospitali e isolate, ospitano a tempo indeterminato persone di fatto private di qualunque prospettiva. Anche per questo, la metà dei rifugiati del mondo sceglie di restare, invisibile alle statistiche, nelle aree urbane, lottando ogni giorno per la sopravvivenza. La disperazione di tutte queste persone è una minaccia per il futuro del nostro mondo.

L’Europa, ripiegata sui suoi problemi interni, ha abbondantemente disatteso le sue promesse di solidarietà: nonostante molte esplicite sollecitazioni dell’UNHCR ai governi, anche in considerazione degli sconvolgimenti politici e delle violenze in Nord Africa, ad oggi si contano molti più rifugiati nel solo Kenya che nei 27 Stati membri. Per giunta il cammino verso una politica d’asilo comune, intrapreso dieci anni fa, va a rilento e non è stato particolarmente efficace. Come segnala Cecilia Malmström, Commissaria europea agli Affari Interni, i sistemi di asilo di molti Stati membri non funzionano efficacemente e le condizioni di accoglienza non sono sempre accettabili. Le norme per la concessione dello status di rifugiato differiscono enormemente da un Paese all’altro e il sistema non garantisce ovunque un trattamento equo. Detenzione, dinieghi, povertà estrema, marginalizzazione: su questi muri si infrangono le speranze di chi è arrivato in Europa a costo della vita. Centinaia di persone che credevano di aver raggiunto un porto sicuro trovano solo delusione e amarezza.

In Italia, dopo la tragica stagione dei respingimenti, gli arrivi via mare sono ripresi. Il numero delle domande è aumentato, pur rimanendo molto lontano dalle previsioni allarmistiche di chi parlava di “tsunami umano”. Il Centro Astalli, come altri attori della società civile, non può che esprimere soddisfazione per il fatto che, per la prima volta negli ultimi anni, si è riusciti a garantire l’accoglienza a tutti quelli che sono arrivati dal Nord Africa. Resta la preoccupazione per la sostenibilità del sistema, che ha un carattere straordinario e provvisorio (a dicembre 2012 circa 20.000 posti verranno meno), ma soprattutto per il permanere di circuiti di accoglienza diversi, che non comunicano tra loro. Il Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati coordinato dall’Anci e i circuiti di accoglienza delle grandi città hanno continuato a scontare la grave insufficienza numerica dei posti che possono mettere a disposizione, non riuscendo di fatto a rispondere tempestivamente a tutte le richieste. Il 2012 potrebbe essere l’occasione per un ripensamento delle misure di accoglienza a livello nazionale che dia luogo a un sistema unico, capace di collegare efficacemente le reti esistenti e di supportarle con una pianificazione seria e realistica delle risorse, affinché tutti i migranti forzati trovino in Italia una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente ai loro bisogni più immediati.

Al Centro Astalli il 2012 è trascorso nella consapevolezza che non è questo il tempo di arrendersi alle difficoltà o di scoraggiarsi. Come si vedrà nelle pagine che seguono, le attività del Centro, e in particolare i servizi di primo livello, hanno visto aumentare sensibilmente il numero di persone che si è rivolta a noi per un aiuto. Si tratta quindi, evidentemente, di servizi più che mai necessari e il nostro primo impegno è mantenerli e anzi potenziarli. Ancora molte sono state le vittime di tortura che abbiamo incontrato e che abbiamo cercato di supportare, anche con progetti specifici. Soprattutto ci siamo interrogati sulle opportunità concrete a cui i rifugiati possono avere accesso. Non può esistere accoglienza senza una progettualità onesta che deve potersi concretizzare in ascolto qualificato e sostegno tangibile, anche economico, per superare gli scogli più grandi e riattivare le risorse di ciascuno.

Non si può sperare di uscire dalla crisi senza una ripresa sostanziale del dibattito politico, chiamato a ritrovare la prospettiva ampia che dovrebbe essergli più propria e che da troppo tempo sembra aver perso. La nostra speranza è che il diritto d’asilo trovi spazio in ragionamenti di respiro, magari prendendo spunto dalla recente revisione della direttiva europea sulla qualifica di beneficiario di protezione internazionale. Mentre in Italia attendiamo ancora una legge organica in materia di asilo, l’Unione Europea è chiamata ad affrontare con coraggio le nuove sfide, come ad esempio l’eccessiva difficoltà e pericolosità dei viaggi con cui i rifugiati cercano di raggiungere l’Europa: immaginare la possibilità di chiedere protezione internazionale anche fuori dai confini potrebbe restituire concretezza a un diritto troppo spesso minato da respingimenti o tragici naufragi.

P. Giovanni La Manna s.j.