Cecilia racconta il servizio civile al Centro Astalli

“ I Rifugiati sono persone comuni che si vengono a trovare in circostanze eccezionali.

Rifugiati si diventa all’improvviso, senza averlo voluto e, a volte, senza aver fatto nulla di straordinario.”

Ho scelto di iniziare al mia testimonianza con questa definizione su chi sono i rifugiati, tratta dal libro “Terre senza promesse” a cura del Centro Astalli (Avagliano editore 2011), per mettere luce sulle persone con cui e per cui io, Federico, Jessica, Federica, Saverio, Andrea, Chiara, Ilaria, Maurizio abbiamo lavorato in questa nostra esperienza di Servizio civile nazionale al Centro Astalli.

Circa un anno fa ognuno di noi è stato assegnato ad un servizio o un prgoetto; abbiamo offerto un piatto di pasta a chi ne aveva bisogno; abbiamo scritto curricula pieni di speranza; abbiamo coltivato discorsi e scambi alla scoperta di un mondo femminile, a volte lontano, ma spesso vicino e riconoscibile. Abbiamo cercato di far conoscere a bambini e adolescenti altri mondi, che sono anche i nostri mondi; abbiamo imparato insieme come sia difficile distinguere la A dalla E   ma, come ancora più difficile, sia non sapere quale sarà il proprio futuro, ricordare e raccontare eventi che logorano, non sapere dove andare a dormire e non piangere al ricordo della proprio famiglia lontana.

Alla fine di questo nostro Servizio civile ci possiamo solo ritenere fortunati per aver vissuto un’esperienza che ci ha formati, che ci ha permesso di conoscere persone che ci hanno insegnato la forza di andare avanti e la speranza, anche nel nostro Paese.

Cecilia De Chiara

Giovani in servizio civile al Centro Astalli

Anche quest’anno il Centro Astalli ha la possibilità di ospitare all’interno delle sue attività dieci giovani, dai 18 ai 28 anni, in servizio civile volontario. Andrea, Cecilia, Chiara, Federica, Federico, Ilaria, Jessica, Marcello, Maurizio e Saverio hanno scelto di partecipare al progetto “Bianca e Bernie”, promosso dal CESV in collaborazione con il Centro Astalli e l’associazione ACSE, e trascorrere un anno della propria vita a stretto contatto con i rifugiati. Per molti di loro questa esperienza rappresenta la naturale prosecuzione degli studi universitari e la possibilità di inserirsi operativamente all’interno di un’associazione strutturata e attiva sul territorio.

Per altri, invece, è l’occasione di cimentarsi con una sfida totalmente nuova, che può essere talvolta anche molto impegnativa. Qualunque sia la motivazione iniziale, in un periodo di crisi generalizzata come quello attuale, in cui sembrano prevalere solamente gli interessi personali, tale scelta dimostra buona volontà e grande spirito di solidarietà: valori che lasciano un po’ di speranza a chi vuole continuare a credere che una società diversa sia ancora possibile.

 “Per me il servizio civile non è stato una scelta casuale, ma ben meditata. Sentirsi parte attiva di un progetto tale è quanto mai importante in un momento in cui il nostro Paese, tra i tagli ai fondi per il sociale, la crisi economica e l’intolleranza verso gli stranieri, ha bisogno di strumenti come l’accoglienza, l’assistenza e la sensibilizzazione per ritrovare se stesso e infondere la fiducia persa sia nei cittadini italiani che negli immigrati.

Il servizio presso la mensa e il centro di accoglienza ‘San Saba’ mi permette di avere una panoramica ampia sul mondo dei rifugiati e sulle loro problematiche. A mensa il tempo per scambiare due chiacchiere è limitato. Ogni persona che incontro sta affrontando i suoi problemi, risolverli non è così facile, ma la cordialità è forse il miracolo che sta aspettando.

Il centro di accoglienza, invece, mi offre la possibilità di coltivare rapporti più  stretti con i circa 35 utenti ospitati nella struttura. Le loro disavventure quotidiane diventano le mie, i loro interessi stimolano la mia curiosità. Attraverso le loro parole conosco Paesi e culture nuove. Allora la mia mente viaggia mentre il mio corpo rimane lì, nel cortile di ‘San Saba’.

Sono esperienze così gratificanti sia dal punto di vista umano che professionale, che ti rendono consapevole di quanto sia valsa la pena presentare la domanda per il servizio civile. Da cinque mesi a questa parte si è aperta una nuova finestra nel mio mondo”.

 Federico Marzano